La consapevolezza – la terza delle quattro qualità mentali

Consapevolezza e le sue accezioni

Nell’accezione più comune, quando si parla di consapevolezza si può parlare anche di presenza mentale, attenzione al presente, vigilanza. Quando la si intende così, è un po’ l’opposto della distrazione. Se ci sentiamo smarriti, incerti sul da farsi, possiamo sempre tornare all’esperienza del momento presente, tornare a una base da cui muoverci.

Quando ascoltiamo la musica e la mente è aperta, ricettiva, non cerca di controllare cosa verrà ma fa semplicemente arrivare, allora parliamo di presenza mentale.

Consapevolezza può anche essere intesa ad un altro livello. Può essere il ricordo, nel senso della riflessione che facciamo sul nostro impegno di mantenere una condotta adeguata e una motivazione sincera. Questo prendere atto della nostra condotta etica, quando pratichiamo, può darci fiducia e far crescere l’autostima.  In questo caso, ricordiamo che la mente può essere educata. La capacità di discernere fra azioni per noi salutari e non è strettamente legata alla nostra pratica di mindfulness.

In una terza accezione troviamo una funzione equilibrante di alcune qualità mentali. Quando sviluppiamo troppa fede in quello che facciamo rischiamo di irrigidirci. Se la saggezza non fa da contrappeso, rischiamo all’opposto di entusiasmarci troppo per i nostri risultati. Mettiamo troppa energia in quello che facciamo? Rischiamo di ritrovarci irrequieti e agitati. All’opposto, con troppa concentrazione ci viene incontro il torpore, l’indolenza. Il livello di consapevolezza è quello che ci aiuta nelle cose che facciamo, non l’esperienza in sè. Ci fa bilanciare qualità nella mente per il semplice fatto che ci permette di notarle e adeguarle.

La presenza mentale/consapevolezza ci aiuta a custodire la mente. Ci rende vigili e attenti a quello che arriva, a quello che resta e a quello che va. Pratichiamo mindfulness per radicarci maggiormente nel presente e per imparare a stare più pienamente nelle condizioni che incontriamo ogni momento. Che sia per un secondo di consapevolezza al giorno, piano piano la pratica scava il suo percorso come l’acqua scava il letto del fiume. Basta fare.

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