Fiume su illustrazione giapponese. Consapevolezza come un fiume che segna il suo percorso nella mente.

La consapevolezza – la terza delle quattro qualità mentali

Consapevolezza e le sue accezioni

Nell’accezione più comune, quando si parla di consapevolezza si può parlare anche di presenza mentale, attenzione al presente, vigilanza. Quando la si intende così, è un po’ l’opposto della distrazione. Se ci sentiamo smarriti, incerti sul da farsi, possiamo sempre tornare all’esperienza del momento presente, tornare a una base da cui muoverci.

Quando ascoltiamo la musica e la mente è aperta, ricettiva, non cerca di controllare cosa verrà ma fa semplicemente arrivare, allora parliamo di presenza mentale.

Consapevolezza può anche essere intesa ad un altro livello. Può essere il ricordo, nel senso della riflessione che facciamo sul nostro impegno di mantenere una condotta adeguata e una motivazione sincera. Questo prendere atto della nostra condotta etica, quando pratichiamo, può darci fiducia e far crescere l’autostima.  In questo caso, ricordiamo che la mente può essere educata. La capacità di discernere fra azioni per noi salutari e non è strettamente legata alla nostra pratica di mindfulness.

In una terza accezione troviamo una funzione equilibrante di alcune qualità mentali. Quando sviluppiamo troppa fede in quello che facciamo rischiamo di irrigidirci. Se la saggezza non fa da contrappeso, rischiamo all’opposto di entusiasmarci troppo per i nostri risultati. Mettiamo troppa energia in quello che facciamo? Rischiamo di ritrovarci irrequieti e agitati. All’opposto, con troppa concentrazione ci viene incontro il torpore, l’indolenza. Il livello di consapevolezza è quello che ci aiuta nelle cose che facciamo, non l’esperienza in sè. Ci fa bilanciare qualità nella mente per il semplice fatto che ci permette di notarle e adeguarle.

La presenza mentale/consapevolezza ci aiuta a custodire la mente. Ci rende vigili e attenti a quello che arriva, a quello che resta e a quello che va. Pratichiamo mindfulness per radicarci maggiormente nel presente e per imparare a stare più pienamente nelle condizioni che incontriamo ogni momento. Che sia per un secondo di consapevolezza al giorno, piano piano la pratica scava il suo percorso come l’acqua scava il letto del fiume. Basta fare.

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Specchio d'acqua cristallino, come immagine per la chiara comprensione

La chiara comprensione – la seconda delle quattro qualità mentali

Che cosa si intende con “chiara comprensione”?

Si parla della capacità di comprendere ciò che sta avvenendo. Va ad includere gli aspetti dell’investigazione e della saggezza legati alla presenza mentale. Coltivare la chiara comprensione nella nostra pratica vuol dire sapere cosa stiamo facendo e perché lo stiamo facendo. La consapevolezza non è “semplicemente” essere presenti, è un qualcosa di più. Coltivando la qualità mentale di chiara comprensione lavoriamo anche sullo scopo e sull’adeguatezza di quello che facciamo: conosciamo e capiamo le motivazioni che sottendono le nostre azioni.

La motivazione è un elemento importante e già nominato nel breve post sull’Ardore. Come sono finito davanti al frigorifero aperto? Perché sto scorrendo la home di facebook da mezz’ora? La chiara comprensione può andare a cambiare le nostre vite dagli elementi più piccoli ai più grandi. Ci rende possibile chiederci se le nostre azioni sono appropriate, se ci sono utili. Potremmo imparare che forse, per quanto succulenta, non abbiamo bisogno di quell’altra porzione di cibo, siamo già sazi. Potrebbe capitare anche con il quarto o quinto caffè. Lo sto prendendo per riempire il tempo o sono davvero presente, qui, e so qual è la motivazione sottostante?

In che modo questa qualità mentale è di beneficio alla nostra pratica?

Com’è possibile che portare una chiara comprensione al respiro possa contribuire al mio modo di vivere in relazione? Più comprendiamo la nostra mente e più ci è possibile comprendere quella degli altri. Lo stress della vita di tutti i giorni a volte viene visto come una prerogativa personale. “La sofferenza che devo gestire io, nessun altro ce l’ha“. Questo fino a che, con la pratica, non diventa più facile ristrutturare la nostra lettura dell’esperienza. Questo fino a che non ci rendiamo conto che i punti di vista cambiano e sono tutti relativi.

Voglio concludere queste riflessioni di studio con una citazione di Joseph Goldstein “Una persona calma e assennata a bordo di una nave in burrasca può trarre in salvo tutti i passeggeri. Il mondo è come la nave, sballottata dai marosi dell’avidità, dell’odio e della paura. Vogliamo essere uno di quelli che contribuiscono alla sua sicurezza?“.

Praticare mindfulness può essere faticoso, ma ci fa scoprire anche quanto potenziale trasformativo abbiamo a disposizione. Per questo nei protocolli Mindfulness-Based si chiede tanto: è un modo per riconoscere la forza e le possibilità di ognuno.

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Tigre dipinta in stile cinese

Tigre dipinta – una breve storiella orientale sulla realtà

“Un monaco eremita viveva in una grotta sui monti del Giappone. Era un bravo pittore e sulla parete del suo rifugio iniziò a ritrarre una tigre. Gli ci vollero anni di lavoro minuziosissimo. Quando finalmente terminò, la tigre era così realistica che, guardandola, si spaventò.”

Ciò che è dipinto nella nostra mente

Quando ci perdiamo in una storia del passato, in una proiezione sul futuro, quando ci arrabbiamo per questo o per quello, quando ci spaventiamo, in realtà siamo semplicemente stati ingannati da un’idea nella mente, una tigre dipinta. Non necessariamente falsa, ma non qui.

Il fatto che non sia realmente qui toglie valore a questa tigre, smorza questa paura? Affatto! Capita sovente di essere in ansia per qualcosa. Quando non c’è consapevolezza si rischia di incarnare questi stati della mente, e la storia ci dà un esempio per inserire quello che più ci coinvolge in questo momento.

La pratica Mindfulness è lo strumento che abbiamo per imparare a distinguere fra dipinti e realtà. Non è un modo per cancellare o mandar via qualcosa di spaventoso, ma è una maniera per imparare a starci tranquillamente a contatto.

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