Portare la pratica nella relazione: esserci ed aprire all’altro

Spesso crediamo che la pratica Mindfulness si limiti alla sfera individuale. Nulla di più sbagliato: è possibile praticare e portare consapevolezza nella relazione. Anche, e soprattutto, nelle difficoltà.

Alzi la mano chi non si è mai sentito ferito da un’altra persona. Non vi posso vedere, ma credo che le vostre mani siano rimaste ben salde ed immobili al loro posto. E’ il segreto di pulcinella: gran parte della sofferenza e dello stress che accumuliamo è dovuta alle nostre quotidiane difficoltà relazionali. Compagni, figli, genitori, amici, colleghi, clienti, conoscenti, sconosciuti: siamo circondati, si salvi chi può ;-).

Non siamo isole, siamo animali sociali fatti per stare insieme ed interagire ma le relazioni spesso sono per noi la fonte più acuta di reattività automatica, confusione e sofferenza. Spesso ci aggrovigliamo, ci cristallizziamo nel nostro punto di vista e questo fa sorgere quelle nostre tipiche modalità meccaniche e condizionate di interazione che ci portiamo dietro da anni. Facciamo di tutto per difendere il nostro io e quando l’ego prende il controllo, il banco salta. Il noi si frammenta in “io” e “tu”, sorgono barriere inutili e pericolose che col tempo tendono a diventare indistruttibili.

Portare la pratica nell’incontro con l’altro

Le relazioni sono dei veri e propri facilitatori del pilota automatico. Ognuno di noi ha la sua reazione preferita nelle difficoltà interpersonali: fuga, attacco, blocco. Rabbia e dominio, paura, confusione, sensazione di avere le spalle al muro, di essere dominati. Il pilota automatico vuole avere il controllo, cristallizza la situazione, mette il nostro io davanti a tutto. La consapevolezza invece ci fa provare fiducia verso quello che emerge attimo dopo attimo nella relazione. Tutto cambia, sempre. Osservare e ricevere il cambiamento mentre si manifesta ci prepara alla risposta e non alla reazione.Se pratichiamo abbiamo gli strumenti per rendercene conto e fermarci, fare pausa. Quando ci fermiamo facciamo in modo che la consapevolezza ritorni e accenda la luce sulla reazione in corso.

Riconoscere la reazione mentre si sviluppa nel presente crea le condizioni per lasciar essere. C’è rabbia? Bene. C’è tristezza? Bene. C’è fastidio, avversione? Bene. Lasciamo che ci sia quello che c’è, non sprechiamo energie preziose nel tentativo di cambiare forzatamente la situazione.

Accogliamo ricettivi e gentili quello che si presenta alla consapevolezza, anche al di fuori, perchè di fronte a noi c’è un’altra persona: magari a volte nemmeno ce ne accorgiamo, talmente l’attenzione è rivolta al nostro interno. Apriamoci, includiamo anche lei nella nostra esperienza. Spostiamo il baricentro della nostra attenzione oltre i confini della nostra pelle. Portiamo la nostra pratica individuale nella parola e diciamo ciò che riteniamo vero e utile nel momento presente. Nulla di più e nulla di meno. Mutualità, reciprocità, relazione.

Nella relazione, siamo invitati ad ascoltare in profondità e con curiosa attenzione le nostre parole, i nostri gesti, le nostre emozioni, i nostri stati d’animo. Ed aprendo, facciamo lo stesso con le parole, i gesti, le emozioni e gli stati d’animo dell’altro. Ma c’è di più, molto di più. Quando c’è consapevolezza nella relazione, “io” e “tu” si fondono, creano un campo relazionale dove cadono le divisioni e nel quale ascolto e parola sorgono insieme. Emergono emozioni, significati ed intenzioni co-create che non hanno un vero e proprio proprietario: ascoltiamole in profondità. Abdichiamo al controllo, arrendiamoci semplicemente a quello che succede e ci accorgeremo di quanto rivoluzionario sia questo modo di porsi.

 

 

 

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